#Russia Unita, fondato nel 2001, è il partito di maggioranza della Duma e il principale sostegno politico di Putin, con un orientamento nazional-conservatore. È presieduto da Dmitrij Medvedev, pur senza che Putin ne sia formalmente iscritto. Al 23° Congresso del 28 giugno 2026, Putin ha ammesso per la prima volta carenze di carburante causate dai droni ucraini sulle raffinerie russe, pur insistendo che il governo sta gestendo il problema. Ha inoltre ribadito l’impegno a catturare completamente le quattro regioni ucraine rivendicate, respingendo ogni proposta di tregua. Nel frattempo, Medvedev è stato escluso dalla lista elettorale di settembre perché considerato troppo filo-guerra e poco votabile: segnale di crescente stanchezza popolare per il conflitto. La mossa rivela tensioni interne tra l’ala intransigente e quella più pragmatista del partito, mentre sui mercati predittivi saliva al 11,5% la probabilità di un’uscita di Putin dal potere entro fine anno.
Cosa sta succedendo? Probabilmente bisogna però supporre che il dichiarato appoggio a Putin da parte di Russia Unita potrebbe sottolineare un tentativo di “fare la conta” e farlo dal basso, cioè ricordando all’elettorato chi comanda, segna un punto di debolezza per l’attuale gruppo dirigente.
Se le elezioni di settembre saranno positive, Putin potrà procedere alla conta del gruppo dirigente e far fuori chi sta tramando per la sua destituzione, se saranno negative, inizierà la fase di transizione o uno scontro spietato tra i vari gruppi di potere per decidere chi governerà nel futuro la Russia.
Questo non vuol dire la fine della guerra, perché la vittoria del gruppo che appoggia Putin potrebbe decidere l’approccio “guerra eterna” per sopravvivere; mentre se dovesse vincere il gruppo avverso, avrà comunque bisogno di un assist diplomatico per far ingoiare ai russi la sconfitta. hashtag#geopolitica