Operazione Vivaldi, l’Ucraina riprende l’azione

L’operazione #Vivaldi lanciata dall’esercito ucraino con la controffensiva nel #Donbass grazie all’utilizzo della 3a Armata, identifica e sottolinea alcuni aspetti rilevanti a cui tener conto per comprendere non solo la strategia ucraina, ma anche la situazione sul campo e lo stato della #Russia rispetto al “raccontato” e al “reale”.

Dalla invasione della Ucraina nel 2022 la Russia è passata da un 20% circa di occupazione a un 18% scarso. In alcuni casi come il 2025 e il 2026 le conquiste fatte sono state perse o compensate da altre aree liberate dagli ucraini. La Russia è stata costretta, grazie a una strategia offensiva dettata da scarsa attenzione alla vita umana, a chiedere aiuto alla Corea del Nord e organizzare ondate di arruolamenti senza un addestramento adeguato. Proprio in questi giorni, pur sotto elezioni, si parla di una nuova chiamata che il comando russo vorrebbe in 800.000 uomini, ma che in realtà è strutturalmente irrealizzabile.

Come ha sottolineato il generale in pensione Petreus la strategia ucraina, proprio perché dettata anche da esigenze strutturali come mancanza di soldati e di risorse, si pone più come logoramento dell’intera società russa, piuttosto che di vittorie sul campo.

Il 1.500.000 morti e feriti dell’esercito russo sono il segno di strategie profondamente diverse, ma costituiscono due vie diverse alla risoluzione del conflitto. Se la Russia punta a controllare l’Ucraina ai fini di controllare l’Europa oltre anche al tradizionale confine del Patto di Varsavia, così come più volte descritto dalla dirigenza russa, dal lato ucraino il semplice aver fermato i russi e strangolarli ogni giorno, indebolisce il piano russo.

L’operazione Vivaldi dovrà prima o poi fermarsi per impossibilità di risorse di andare avanti. Ma tutto questo rallenterà inevitabilmente il piano russo. La vera domanda non è quanto gli ucraini possano resistere, ma quanto i russi possano tollerare l’incapacità della dirigenza russa di vincere una guerra sulla carta alla porta di quello che si considerava una potenza mondiale. #geopolitica